Dieta chetogenica: come seguirla, benefici e svantaggi

Provate a digitare “dieta chetogenica” nel motore di ricerca di Google: troverete più di 50.000 risultati, collegati ad altrettanti siti più o meno affidabili, che vi spiegano quanto sia utile per dimagrire in tempi rapidi. Il segreto? Eliminare zuccheri e carboidrati.

C’è chi propone la versione “paleo”, ispirata all’alimentazione degli uomini primitivi, e chi segue la moda del momento descrivendo addirittura quella vegana Ma la dieta chetogenica è davvero così semplice e alla portata di tutti? Non proprio. A fare chiarezza è un  documento elaborato dagli esperti dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica basato sulla revisione dei più recenti studi clinici condotti sull’argomento.

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Si tratta di un regime alimentare che riduce o elimina del tutto l’apporto di carboidrati per obbligare l’organismo a entrare in chetosi, uno stato metabolico che utilizza i grassi come principale fonte di energia.

Aumentando la concentrazione dei corpi chetonici, il peso diminuisce drasticamente e in meno tempo rispetto a una dieta tradizionale. 

Inizialmente consigliata nel trattamento contro l’epilessia, oggi è una delle diete preferite da chi aspira a una figura più snella.

Tuttavia, proprio a causa delle restrizioni che comporta, non è adatta a tutti e andrebbe seguita con molta cautela e solo per pochi giorni. 

In che cosa consiste? Come adottarla senza rischi? Quali sono gli svantaggi?Cerchiamo di rispondere a queste domande.

Chi può farla

La dieta chetogenica può essere considerata alla stregua di un farmaco e per questo non dovrebbe essere fatta da soli a casa senza la supervisione di un medico. Per la sua fisiologica azione a livello del sistema nervoso centrale, è indicata per i casi di epilessia resistente ai farmaci: alcuni specialisti la suggeriscono anche per il trattamento delle cefalee più gravi, mentre nuovi studi stanno valutando la sua possibile applicazione nel campo delle malattie neurodegenerative, come il Parkinson e l’Alzheimer.

Gli esperti ADI ricordano anche il suo utilizzo nei casi gravi di obesità o di obesità refrattaria, ad esempio nei pazienti che devono perdere velocemente peso per sottoporsi ad un intervento chirurgico oppure per prepararsi alla chirurgia bariatrica. Una moderata chetosi può offrire vantaggi anche in caso di diabete di tipo 2sindrome metabolica e fegato grasso (steatosi epatica non alcolica, NAFLD).

Chi non deve farla

La dieta chetogenica è controindicata nelle donne in gravidanza e allattamento, nelle persone che soffrono di insufficienza epatica, cardiaca o renale, nei giovani malati di diabete di tipo 1, nei soggetti con disturbi psichici e comportamentali (anoressia, abuso di alcol e droghe), e in chi soffre di angina instabilearitmieporfiria o ha avuto da poco un infarto.

Come si fa

La dieta chetogenica richiede obiettivi e tempi ben stabiliti fin dall’inizio: in genere viene effettuata a cicli di tre o quattro settimane, anche se alcuni studi clinici si sono spinti fino alle 12 settimane. Il calo di peso auspicabile è di circa 1-2 chili alla settimana, con punte massime di 2,5 chilogrammi.

Il regime alimentare va modulato e personalizzato in base alle esigenze del singolo paziente. In genere si possono assumere dai 30 ai 50 grammi di carboidrati al giorno (meno di 1 grammo per chilo di peso corporeo ragionevole), raggiungendo la quota massima nei soggetti di sesso maschile e di grossa corporatura. L’apporto proteico consigliato è di circa 1 grammo per chilo di peso corporeo al giorno, e quello lipidico tra i 15 e i 30 grammi al giorno. Le kilocalorie totali devono essere comprese tra 600-800 al giorno (a cui vanno sommate le kilocalorie prodotte dalla sintesi dei corpi chetonici, che sono ad alto contenuto energetico).

Se si usano alimenti naturali, la dieta può risultare un po’ limitata e ripetitiva: per questo in commercio esistono pasti e alimenti sostitutivi preparati ad hoc. Gli esperti ADI consigliano un regime dietetico graduale, che partendo da apporti più marcatamente ipocalorici e iperproteici modifichi negli step successivi le proteine (riducendole gradualmente) e le calorie (da aumentare altrettanto gradualmente), con 3-4 fasi ognuna della durata in media di 2 settimane.

Che problemi può dare

La cefalea è il più frequente effetto collaterale precoce: presente in circa un terzo dei pazienti, tende a scomparire spontaneamente entro 72 ore. Successivamente sono descritti alitosi (molti pazienti riferiscono la necessità di utilizzo di spray orali o gomme da masticare, rigorosamente senza fonti di glucidi), xerostomia (bocca secca), stipsi. Alcuni pazienti lamentano anche una ridotta tolleranza al freddo e vertigini posturali. Infine è stata segnalata un’aumentata incidenza di disordini e calcoli biliari.

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